Su Il Pickwick, Gioacchino Toni ha pubblicato una corposissima disamina ragionata, ricca di estratti, di Guida ai super robot.
E Max Giuliani mi ha fatto qualche domanda sull’universo super-robotico. Ne è scaturita una lunga intervista, pubblicata sul suo blog, Tarantula.
Sul Mucchio Selvaggio di febbraio, Mario A. Rumor parla di Guida ai super robot nell’ambito ;di uno splendido e corposo articolo dedicato all’immaginario robotico giapponese.
Guida ai super robot incassa con orgoglio l’approvazione di Banzai-Dojo, il sito del mangashop Banzai di Padova:
Pensavamo di saperne tanto, credevamo di aver detto tutto ciò che c’è da dire, e invece apri la prima pagina del tomo e dopo un secondo lo hai finito, divorato, fantastico, ed è mattino e devi andare a lavorare e hai fatto la notte in bianco… Ma va bene così!
Superbo ed appassionante esempio di critica televisiva ragionata: non si limita ad identificare il genere e a sciorinare dati, piuttosto scandaglia con acribia i tratti comuni dei vari cartoni animati (funghi atomici, revanscismo, il gruppo a tre o a cinque membri…) indagandone le sottese motivazioni storico-culturali, se non addirittura profondendosi in stimolanti analisi psicologiche, studiando la poetica dell’anime come l’evoluzione dei singoli elementi che lo compongono.
Due bellissime recensioni, oggi, per Guida ai super robot:
Jacopo Nacci con la sua guida ai super robot ripercorre quell’epopea in modo dettagliato e acuto. C’è amore in questo suo percorso, ma anche la fine analisi dello studioso.
La carne al fuoco è tanta, ed è cucinata molto bene.
Il libro non si lascia andare a infantili amarcord o a disamine semplici e tardo-adolescenziali, bensì mantiene questi toni per tutte le 300 pagine, lasciandosi leggere con piacere e con grande interesse.
Lo ritengo un testo imprescindibile per chi, pur continuando ad amare anime e manga “robotici” del passato, cerca di esaminare gli aspetti che – ovviamente – ci sfuggivano a quei tempi.
Alessandro Girola recensisceGuida ai super robot su Plutonia Experiment.
Nacci mette in fila i momenti fondamentali di questa lunghissima epopea culturale con schede dettagliate degli anime presi in esame. Sviscera, servendosi anche degli strumenti analitici della filosofia, significati più o meno nascosti e meccanismi di storie per ragazzi solo all’apparenza innocue. Siamo di fronte a un’operazione nostalgia? È un libro per adolescenti mai cresciuti? È un libro didascalico? La risposta a queste domande per una volta c’è ed è un secco no. Non è da tutti scrivere quasi trecento pagine di guida ai super robot senza mai annoiare il lettore. Nacci c’è riuscito in pieno, la Terra è salva.
Su Lega Nerd, Andrea Cattaneo recensisce con molta generosità Guida ai super robot.
(Aggiornata la pagina dedicata alla Guida con tutti gli estratti e le recensioni)
Avete presente quel discorso fatto dagli estimatori di cultura giapponese per giustificare, a tutti gli altri, il fatto di guardare film di Godzilla? Quelli degli anni ’80?
Citare insomma il grande originale del 1954 di Honda e Godzilla come allegoria, satira e metafora dell’orrore dell’Atomica?
Jacopo Nacci compie qualcosa del genere per il genere dell’animazione super robotico.
Indaga e analizza quelli che sono da sempre i cartoni dei robottoni e trova in essi significati, poetiche, correnti e periodi… ed è convincente nella sua esposizione e Guida ai Super Robot sembra in tutto e per tutto una storia della letteratura con soggetto l’animazione super robotica giapponese dal 1972 al 1980.
È in tutto e per tutto un manuale, più che un saggio: è un saggio ma ha la forma del manuale scolastico con tanto di sezioni e ‘riquadri’.
Una recensione bella e lunga e anche critica della Guida ai super robotsu Primus Crom Chtulhu.
Mentre la Guida ai super robot finisce tra i sei libri consigliati da I dolori della giovane libraia e tra i cinquanta libri consigliati da Wired Italia (e scelti da Paolo Armelli) come regali di Natale, escono due nuove recensioni: sul Blog di Joe7 e su Imago Recensio.
Nella sua recensione, Joe pone una questione molto seria in merito alla mia scelta di chiamare con i nomi originali anche i personaggi che sono ormai patrimonio dell’immaginario collettivo italiano, come Daisuke/Actarus e Hikaru/Venusia; questa scelta, dice con molta ragione Joe, non aiuta specialmente quando la lettura è impegnativa. Ho cercato di dare una risposta nei commenti al suo post, ma è un argomento molto vasto e complesso sul quale credo che tornerò.
La recensione di Imago Recensio segue la Guida passo passo, di questioni ne pone tante e muove diverse critiche. Ho lasciato una lunga risposta in tre parti qui, e credo che leggere questa recensione senza sconti e la mia risposta sia un ottimo modo di farsi un’idea su cosa si troverà dentro al libro.
Tutti sappiamo come stanno le cose: il tipico super robot è un eteroma, una macchina inerte che si muove solo con l’intervento di qualcuno, e dunque non può che essere incosciente. O no?
No. Molti super robot dell’era classica che non ci sogneremmo mai di escludere dalla categoria, come Raideen, Daikengo, Balatack e Ideon, mostrano la strana particolarità di essere eteromi anche se sembrano possedere un barlume di coscienza. Per non parlare di super robot indubbiamente eteromi e non coscienti che presentano un particolare assolutamente inspiegabile: le espressioni facciali di Boss Robot, Daitarn, Trider e talvolta di Daltanious (Daimos ha un pilotaggio analogico che potrebbe spiegare l’espressione facciale).
Potremmo allora decidere che l’incoscienza non è una caratteristica discriminante, e che lo è solo il fatto di essere mossi dall’interno da un agente che non coincide con loro stessi. Così dovremmo esserci.
E invece no…
La fenomenologia del super robot, su Fumettologica.
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